Il Blog di Musicoterapia si è trasferito qui
http://blog.mtonline.it
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
25 marzo, 2006
19 marzo, 2006
Lunga assenza!!!
Eccomi finalmente: prestissimo potrò comunicarvi il link del nuovo blog di musicoterapia. Si: proprio così: si cambia. L'occasione è stato il trasferimento del sito www.mtonline.it ad un nuovo server e Matilde (la collega con cui gestisco il sito) mi ha stuzzicato con l'idea di accorpare con un sottodominio il blog e nello stesso tempo di sperimentare una nuova piattoforma: WordPress. La cosa mi ha piuttosto preso e così mi sono ritirato a fare un pò di sperimentazioni (a dire il vero non ancora finite) ed ormai ci siamo quasi. Domani o dopodomani vi comunicherò l'indirizzo del nuovo blog.
Portate pazienza.
Portate pazienza.
02 marzo, 2006
Musicoterapia e politica
Si stà infervorando il dibattito sul forum del sito www.mtonline.it da quando è arrivata la notizia che la Legge Regionale sul riconoscimento della professione del musicoterapista è stata considerata anticostituzionale. In questo post del 18 novembre 2005, già avevamo espresso dei dubbi sull'esito della Legge visti casi analoghi precedenti. Ora la conferma: niente di fatto. La notizia, oltre all'ovvio rammarico, ha fatto da volano per riaprire interessanti discussioni sulle volontà politiche, e non, dei così detti "pezzi grossi" della musicoterapia. Chi fosse interessato può fare una capatina nel forum cliccando sul titolo del post.
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
26 febbraio, 2006
Da una lacrima sul viso
Ho sempre sostenuto l'importanza di iniziare a ridere un pò sulla musicoterapia perchè ritengo che solo così potremmo farci finalmente prendere sul serio. C'è uno strano pregiudizio per cui credibilità e professionalità vadano di pari passo con l'assenza di sorriso, l'atteggiamento distaccato, l'espressione corrucciata, i paroloni difficili e via dicendo. A volte saper ridere di sè aiuta a ridimensionare l'idea che ci facciamo di noi stessi. Bene: visto che io ho una forte tendenza a sentirmi un quasi dio inizio a proporvi questo libro. "Da una lacrima sul viso...ovvero: come guarire i mali del cuore attraverso l'ascolto omeopatico delle 50 canzoni più deprimenti del pop italiano" è il titolo di un nuovissimo volume scritto da Paola Maraone e Paolo Madeddu e pubblicato da Kowalski la casa editrice di Gino&Michele. Di seguito riporto la esaustiva presentazione fatta da Sara Gambèro su Libero News reperibile nella sua veste grafica originale cliccando sul titolo del post.
25 febbraio, 2006
Musicoterapia in televisione
Una settimana fa, per la precisione domenica 19 febbraio 2006, su Rai International è andata in onda la rubrica Cristianità. I temi affrontati nella puntata, nel giorno in cui la Chiesa rifletteva sulla pagina evangelica della guarigione del paralitico, sono stati: la carità verso i portatori di disturbi psichici, le cause delle malattie psichiche e la loro prevenzione, la fragilità delle nuove generazioni e i ritmi imposti dalla vita moderna, la musica come terapia dell'anima, la musica che guarisce, la musica per pregare e quella per amare. All'interno della trasmissione, largo spazio è stato dato alla musicoterapia in Conservatorio. Qualcuno ricorderà che all'inizio di dicembre anche nel nostro Blog in questo post comunicammo la notizia che vedeva finalmente l'approvazione da parte del Ministero dell'istruzione di due Corsi di Specializzazione in Musicoterapia presso il Conservatorio di Verona e il Conservatorio dell'Aquila. Padre Carlo Colafranceschi, già provinciale dei Padri Camilliani,
il maestro Bruno Carioti (nella foto in alto), direttore del Conservatorio de L'Aquila, e il prof. Massimo Casacchia, ordinario di Psichiatria presso l'Università degli Studi di L'Aquila e direttore della Clinica Psichiatrica, sono stati gli ospiti principali della puntata. Accanto a loro, la prof. Beatrice Gargano, docente del Conservatorio de L'Aquila (nella foto a lato) e la prof. Rita Roncone, Professore Associato di Psichiatria, Presidente Corso di Laurea Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, Direttore del Centro per lo Studio dei Disturbi del Comportamento presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Contestualmente, il gruppo vocale e strumentale "A. Casella" del Conservatorio de L'Aquila, diretto da Ezio Monti.Cliccando sul titolo di questo post si accede alla pagina di Rai International on line e si può visionare la registrazione della puntata.
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
23 febbraio, 2006
Improvvisare od eseguire?
Questa domanda mi piace un sacco perchè mi ci sento proprio "in mezzo". Va da sè che non c'è una risposta univoca ma è un buon punto per riflettere sulla disciplina musicoterapica. Anche il ragionamento che seguirà è pieno di ulteriori domande quindi consiglio vivamente a coloro che sperano in una soluzione definitiva di abbassare le aspettative. Partiamo dall'inizio: non esiste un'unica posizione sull'importanza delle competenze musicali relative all'operatore di musicoterapia. Ci sono alcuni metodi, scuole, tecniche e modelli di musicoterapia che non prevedono conoscenza e padronanza dell'arte esecutiva, improvvisativa o compositiva da parte del musicoterapeuta. Spesso (ma ci sono notevoli eccezzioni) chi si approccia alla formazione in musicoterapia proveniendo dal mondo clinico (neuropsichiatri, psichiatri ecc.), o chi (da musicista) aspira al riconoscimento sociale ed economico che queste professioni promettono, una volta diplomato, sfrutta soprattutto il potere dinamicizzante, regressivo, evocativo della musica ricavabile da procedure di ascolto guidato che di per sè stesse non obbligano in nessun modo il professionista a possedere competenze musicali di qualche tipo. Oltre alle caratterisitche succitate, le tecniche musicoterapiche che non prevedono esecuzione o improvvisazione hanno il vantaggio di essere ripetibili, standardizzabili, numerabili: tutti elementi che, insieme ad altri, favoriscono la ricerca e la sperimentazione di tipo quantitativo. In questa categoria non è raro trovare delle compilation, dei repertori...insomma delle selezioni possibili di incisioni che per qualche motivo vengono consigliate. Ci sono altri metodi che invece sottolineano senza mezzi termini la necessità che il musicoterapeuta sia un musicista, anzi, un musicista d'eccellenza. Sto pensando a tutto il movimento della musicoterapia centrata sulla musica. In questo post vorrei riflettere su un'ulteriore suddivisione che esiste all'interno di questa seconda posizione: se accettiamo, per questa discussione, che l'operatore di musicoterapia deve possedere delle capacità strumentali medio-alte, concretamente come le impiega durante l'incontro con l'utente o il gruppo di utenti? Cosa esegue...se esegue? Cosa improvvisa ...se improvvisa? Esiste un repertorio musicoterapico? Per quello che mi è sembrato di capire, ma accetto volentieri smentite, in Italia, una volta superato il famigerato ed ormai obsoleto iato tra musicoterapia attiva e musicoterapia recettiva, chi si riconosce tra i musicoterapeuti musicisti immediatamente sottolinea l'importanza dell'improvvisazione: in altre parole, appartenere alla famiglia della musicoterapia musico-centrata è uguale a definirsi abili improvvisatori. Addirittura se per sbaglio "esegui" qualche cosa, che tradotto significa "scegli un pezzo dal tuo repertorio e lo suoni", vieni guardato come uno che non ha capito niente di musicoterapia. Ricapitolando: se fai musicoterapia ma non sei musicista puoi eseguire tramite disco tutti i repertori che vuoi...se fai parte invece dei musicoterapeuti musicisti ti è concesso solo di improvvisare. Per far contenti tutti bisognerebbe prendere in considerazione altre due possibilità: improvvisare un'esecuzione ed eseguire una improvvisazione :-). Ma in cosa consiste questa improvvisazione?
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
18 febbraio, 2006
Il suono sottile
L'Associazione Culturale Fuscus Club – La Valle del Nestore, di Castiglion Fosco, organizza, in collaborazione con la Pro Loco di Monteleone d'Orvieto "IL SUONO SOTTILE", conferenza concerto sugli aspetti fisici e metafisici del suono e della musica di Riccardo Misto. L'appuntamento è per sabato 18 febbraio alle ore 17.30 presso il Teatro dei Rustici di Monteleone d'Orvieto, in Piazza del Municipio.
Nel minuscolo e bel Teatro, il più antico tra i quattro più piccoli teatri del mondo, il musicista e musicoterapeuta Riccardo Misto illustrerà i fondamenti teorici della musica orientale. Suonerà antichi strumenti tipici dell'India e canterà con la tecnica degli overtones (armonici), conducendo lo spettatore in un affascinante "viaggio sonoro". Saranno rivelate e fatte sperimentare alcune tecniche del Nada Yoga (yoga del suono), millenaria disciplina indiana e tibetana che presuppone l'origine vibratoria, e quindi musicale, di ogni essere del creato. I mandala sonori, realizzati da Silvia Refatto, commenteranno visivamente i vari momenti artistici e musicali proposti nel corso della conferenza e della serata.
Riccardo Misto è musicista, musicoterapeuta, autore e compositore. E' presidente dell'ARMON, Associazione per la Ricerca sulla Musicoterapia Orientale Nada Yoga. Ha lavorato con Pino Donaggio nella realizzazione di colonne sonore per il cinema e la TV ed ha pubblicato lavori originali su musicassette e CD. Membro Fondatore del Gruppo '90 ArtePoesia di Padova, svolge attività concertistica da solista e in formazioni etniche di world music, suonando numerosi strumenti delle varie culture extraeuropee (sarod, sitar, rebab, oud, santur, yan chin, saz, tampura, veena). Ha pubblicato articoli sul suono, la musica e la terapia per varie riviste (Progetto Uomo-Musica, Enciclopedia Medicina Alternativa, I Nuovi Delfini, Psicolab). E' docente di Nada Yoga (yoga del suono) e Overtones singing (Canto Armonico). Ha pubblicato nel '99 il CD di musica new age "New India Company" e nel 2004 il CD antologico "Rebab Collection".
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Nel minuscolo e bel Teatro, il più antico tra i quattro più piccoli teatri del mondo, il musicista e musicoterapeuta Riccardo Misto illustrerà i fondamenti teorici della musica orientale. Suonerà antichi strumenti tipici dell'India e canterà con la tecnica degli overtones (armonici), conducendo lo spettatore in un affascinante "viaggio sonoro". Saranno rivelate e fatte sperimentare alcune tecniche del Nada Yoga (yoga del suono), millenaria disciplina indiana e tibetana che presuppone l'origine vibratoria, e quindi musicale, di ogni essere del creato. I mandala sonori, realizzati da Silvia Refatto, commenteranno visivamente i vari momenti artistici e musicali proposti nel corso della conferenza e della serata.
Riccardo Misto è musicista, musicoterapeuta, autore e compositore. E' presidente dell'ARMON, Associazione per la Ricerca sulla Musicoterapia Orientale Nada Yoga. Ha lavorato con Pino Donaggio nella realizzazione di colonne sonore per il cinema e la TV ed ha pubblicato lavori originali su musicassette e CD. Membro Fondatore del Gruppo '90 ArtePoesia di Padova, svolge attività concertistica da solista e in formazioni etniche di world music, suonando numerosi strumenti delle varie culture extraeuropee (sarod, sitar, rebab, oud, santur, yan chin, saz, tampura, veena). Ha pubblicato articoli sul suono, la musica e la terapia per varie riviste (Progetto Uomo-Musica, Enciclopedia Medicina Alternativa, I Nuovi Delfini, Psicolab). E' docente di Nada Yoga (yoga del suono) e Overtones singing (Canto Armonico). Ha pubblicato nel '99 il CD di musica new age "New India Company" e nel 2004 il CD antologico "Rebab Collection".
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
16 febbraio, 2006
Musicoterapia Coreana
Ogni tanto un post leggero ci vuole altrimenti poi la gente pensa che la musicoterapia sia una cosa da dottori ;-) Questa mattina quando sono sceso a ritirare la posta ho trovato una piacevole sorpresa: una lettera dell'Associazione Coreana di Musicoterapia. Incredibile!!!! Mi hanno inviato una lettera per invitarmi a mandare un paper da presentare al Congresso Internazionale di novembre. Ovviamente non essendo io un luminare questo significherebbe almeno due cose: 1) non è detto che la commissione scientifica accetti il mio abstract e 2) ancora più importante non ho i soldi per pagarmi il viaggio e l'iscrizione all'evento. Ma al di là di queste piccolezze la cosa che mi ha fatto riflettere è che mi scrivono dalla Corea e qui in Italia al di là degli amici che leggono queste mie solitarie elucubrazioni semi-serie nessuno sa chi sono...E' divertente questa cosa!
Categorie: [Eventi]
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
09 febbraio, 2006
Quale musica ascoltare per...?
Ecco un'altra di quelle domande che accompagnano la vita di chi fa musicoterapia. Appena le persone intuiscono che tipo di mestiere fai, scatta l'interrogatorio su quale pezzo bisogna ascoltare per far passsare l'emicrania, far nascere sano il bambino, digerire la porchetta, ridurre l'ansia, gestire le fobie, far sparire le smagliature, eliminare le maniglie dell'amore, aumentare le prestazioni sessuali, far crescere i capelli e via di questo passo. La lista è praticamente infinita. Di fronte ad una domanda così complessa la risposta è molto semplice, talmente semplice che non convince e le persone ti riformulano la domanda in modo diverso perche temono di non essere state sufficientemente chiare. "Ma tu che fai musicoterapia che musica mi consigli per...?" La domanda anche se posta diversamente ha un vizio di forma che fa si che la risposta non soddisfi. Una delle poche costanti fondanti questa disciplina, a prescindere dal tipo di musicoterapia, dal modello di musicoterapia e dalle tecniche usate è che possiamo riconoscere come musicoterapico un evento che vede DUE protagonisti: uno di questi ha il ruolo di facilitatore e l'altro di facilitato. Uno di questi si rivolge all'altro cercando soluzione a un qualche tipo di problema. L'altro ha una formazione tale che gli permette di dare delle risposte professionali a tali problemi. Entrambi si impegnano a fare un percorso insieme dove ci sono regole, diritti e doveri. Quando la domanda scavalca a priori questo prerequisito distintivo di una relazione musicoterapica non si capisce perchè si considera il musicoterapeuta esperto. Ognuno è esperto per sè stesso e per ognuno ci sarà LA musica giusta da ascoltare per...Non possiamo pensare ad una ricetta dove viene prescritto Vivaldi opera xy per tutti indistintamente...Ci sono dei criteri di massima che permettono di discriminare grossolanamente una serie di elementi che troviamo in modo ricorrente nella musica considerata rilassante piuttosto che in quella attivante ma questa è la massima generalizzazione che possiamo fare. Ricordiamoci che la musica che oggi mi rilassa domani potrebbe annoiarmi e ieri aver fatto ballare un altro ascoltatore.Elementi musicali potenzialmente stimolanti:
- cambiamenti imprevedibili del tempo
- cambiamenti imprevedibili o improvvisi del:
volume
ritmo
timbro
altezza (frequenza)
armonia
- ampie variazioni nell’arrangiamento del pezzo
- dissonanze inaspettate
- accenti inaspettati
- timbri aspri e striduli
- assenza di struttura e forma nel pezzo
- improvvisi accelerando, ritardando, crescendo e diminuendo
- interruzioni inaspettate nella musica
Elementi musicali potenzialmente rilassanti:
- tempo senza variazioni
- stabilità o cambiamenti graduali del:
volume
ritmo
timbro
altezza (frequenza)
armonia
- modulazioni armoniche prevedibili
- cadenze appropriate
- linee melodiche prevedibili
- ripetizione
- struttura e forma
- timbri delicati
- pochi accenti
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
04 febbraio, 2006
Piatto oscillante
Due pionieri della musicoterapia mondiale, Paul Nordoff (1909-1977) e Clive Robbins (1927-) all'inizio della loro collaborazione professionale, parlando dello strumentario necessario per far partecipare attivamente e creativamente anche l'utenza, proponevano di collocare nella stanza un rullante ed un piatto oscillante. Oggi noi siamo abituati a fornire ai partecipanti molti strumenti e anche chi pratica il metodo Nordoff-Robbins ha allargato il parco-strumenti. E' comunque indubbio che qualche vantaggio c'è ad inserire tra gli altri strumenti anche il piatto e il rullante. In questo post mi soffermerò un pò sui vantaggi e gli svantaggi legati all'utilizzo del piatto nel setting di musicoterapia.
Preciso immediatamente che quando dico "piatto" intendo lo strumento più il supporto che normalmente è un'asta. Relativamente all'asta va poi detto che è molto meglio se comperiamo un'asta a giraffa. Lo sonodo e il braccio di quest'asta ci permettono infatti di avvicinare il piatto anche a chi è seduto su una carrozzina o sdraiato a letto. Personalmente uso molto il piatto quando lavoro con gruppi. Se sto facendo musicoterapia con gli anziani non tutti i partecipanti sono in grado di tenere in una mano un tamburo e con l'atra un battente. A chi non ha il pieno controllo di entrambe le mani, potrei offrire uno strumento a scuotimento come una maracas o un campanello ma dal punto di vista dell'importanza percepita non c'è confronto tra il "suonatore di tamburo" e il "suonatore di campanellino". Essere il "suonatore del piatto" invece mantiene in un certo senso le proporzioni di autorevolezza sonora che si creano tra i vari strumentisti del gruppo. Chi suona il piatto è degno di essere ascoltato sia per il volume di suono emesso dallo strumento che per la sua unicità: il piatto infatti è unico mentre i tamburi sono molti.
Questo strumento mi permette poi di differenziare i ruoli "formali" quando si lavora con la performance improvvisativa di un tema "dato". Chi ha il piatto è il segnalatore delle variazioni, dei crescendi, dei diminuendi, dell'attacco e della conclusione..insomma il "piattista" diventa un direttore d'orchestra. Un'altra caratteristica che mi piace molto del piatto è la sua facile condivisibilità. Se si mette lo strumento tra due partecipanti è possibile attivare una serie di giochi molto divertenti e nello stesso tempo importanti sia dal punto di vista motorio, cognitivo ed anche sociale. La possibilità di regolare altezza, inclinazione e vicinanza dello strumento mi offre innumerevoli spunti per ottenere gesti finalizzati che possono in alcuni casi tornare utili ai fini riabilitativi o psicomotori. La sfera cognitiva viene coinvolta dall'aspetto percussivo offerto dallo strumento che tradotto in altre parole significa attenzione e concentrazione su una consegna di tipo ritmico. Chi non si è mai trovato in difficoltà nell'andare a tempo con un beat dato ??? La condivisione poi mi obbliga a ragionare in termini di turni, attese, regole che sono i prerequisiti di qualsiasi relazione sociale nel nostro quotidiano. Dimenticavo...possiamo variare l'aspetto dinamico usando battenti diversi che vanno da quelli con pomello ovattato fino alle spazzole. La percussione al centro della campana e quella vicino al bordo infine ci permette di variare il timbro...insomma vi consiglio di inserirlo nel vostro strumentario!Categorie: [Strumentario]
Tags: [piatto oscillante] [strumenti] [strumenti musicali] [strumentario] [strumentario musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
31 gennaio, 2006
Musicisti fuori dal comune
(l'articolo originale di Luigi Offeddu è recuperabile cliccando sul titolo del post) Esagramma: un’orchestra vera e senza barriere. Unica in Europa, la scuola è formata da ragazzi disabili e professionisti. Tre sillabe, di tanto in tanto. Nulla di più. Non aveva mai avuto una voce, Sandro: gli era stata rubata alla nascita, dal trauma del parto. Così, a 12 anni, il mondo gli era sbarrato: forse anche per questo, balzava indietro terrorizzato non appena una mano lo sfiorava. Invece Giorgio, un anno in più, parlava in continuazione e non ascoltava nessuno: parole a grandine, che sovrastavano le parole degli altri. Un'altra gabbia, ma senza sbarre. Un giorno, Sandro toccò un triangolo musicale. Ne ascoltò il tintinnio, lo toccò ancora: «Bel-lo», gridò. Accanto al triangolo, nella stessa stanza piena di strumenti, c'era un contrabbasso: panciuto e «forte», quasi più grande del ragazzo. Lui lo abbracciò di slancio, sembrava dargli sicurezza. Dal contrabbasso sgorgò un suono. Cioè una voce: quella che a Sandro era stata negata. Due passi più in là, Giorgio cominciò a picchiettare sui tasti di un pianoforte: suoni a cascata, affastellati e martellanti, proprio come le parole senza controllo; ma presto, Giorgio sentì d'istinto che per rispondere al borbottìo del contrabbasso lì accanto avrebbe dovuto frenare un poco quei suoni, trattenere le sue dita. Provò, sbagliò, riprovò, si arrabbiò: 4 mesi dopo, Stefano e Giorgio strimpellavano insieme una ninna-nanna, poi suonavano Musorgskij, poi altro ancora: 6 anni dopo (cioè oggi) la Nona di Beethoven, che l'artista compose quando era già sordo. Con loro due, suona il violino Beppe, cui la paraplegia ha legato un braccio; o vola sull'arpa, libera e leggera, Carla, fino a ieri imbrigliata dalle rigidità ossessive di una psicosi. Il violino è il braccio buono di Beppe. L'arpa è l'ala che porta via Teresa, e insieme la protegge dal buio.
Come loro, centinaia di altri. Gli allievi di Esagramma, il centro di formazione e terapia che da 18 anni apre con la chiave della musica molte gabbie che possono imprigionare un essere umano: autismo, ritardi cognitivi legati a forme genetiche come la sindrome di Down, psicosi, handicap di ogni genere (compresi quelli generati da un trauma cranico); ma anche le gabbie del disagio sociale e familiare, o di un genitore in difficoltà. Obiettivo: aiuto a chi soffre, e formazione di coloro che vogliono dedicarsi professionalmente (psicologi, educatori, medici, musicisti). Lezioni individuali, un centro multimediale, e la musicoterapica orchestrale: un'orchestra sinfonica con 15 educatori e 20 allievi: arpe, timpani, violini; archi, fiati, percussioni, tutto. Quest'orchestra è unica in Europa. Quasi nessuno dei suoi allievi legge e conosce le note. Suonano a orecchio, e seguendo i gesti del direttore: così hanno suonato a Roma, davanti a Giovanni Paolo II; e a Bruxelles, al Parlamento Europeo, con l'«Inno alla gioia». Quest'orchestra è poi unica perché la musica cura e consola ma è anche concentrazione, disciplina, coordinamento, emotività, responsabilizzazione: il contrario di ciò che concedono certe patologie. «Qui la musica non è solo relax ma anche pensiero, approdo alla complessità della mente e delle relazioni, per chi forse quella complessità non l'aveva mai conosciuta», spiega il direttore scientifico Licia Sbattella.
Nei concerti suonano per ore, fieri e attenti, anche ragazzi i cui margini di concentrazione durano abitualmente pochi minuti: «E non c'è buonismo o coccole di maniera, qualcuno che ti dice sempre "bravo". All'opposto: i nostri ragazzi sono molto esigenti, si stancano presto delle canzoncine e ci chiedono le sinfonie. Ma tutto è graduale: all'orchestra si arriva dopo 2 trienni di base, con i corsi di perfezionamento, Ogni lezione viene videoregistrata. Musica classica o no, ma sempre suonata seriamente: anche se rielaborata, adattata alle nostre esigenze. La sfida è: più grande la limitazione psicofisica, più prestigiosi lo strumento e l'esecuzione. Tutta la teoria si basa sull'elaborazione della risonanza, nella migliore letteratura classica e popolare. Primo anno: canzoncine, la "Sheherazade", Prokofiev; secondo anno: Grieg, Gershwin; terzo: Shostakovic, Dvorak, Mahler, molto sentito per come elabora i sentimenti della perdita e del dolore. Chopin? No, non concede armonie distorte: noi cerchiamo musica lavorabile anche se sempre significativa, armonie che ci ospitino».
Licia Sbattella ha i capelli ricci e gli occhi affollati di scintille: laurea in bio-ingegneria e in psicologia, dottorato in informatica, cattedra di analisi del linguaggio al Politecnico; tutto accompagnato da un amore per la musica nato da bambina, nei cori delle parrocchie. Racconta ciò che a Esagramma accade ogni giorno: «Il ragazzo o la ragazza arriva qui, sceglie liberamente il suo strumento. Tocca le corde, le bacchette, i tasti: esplora il suono frusciato, pizzicato, battuto, il tremolo. E cresce: se vuole, suona da subito. Così si espone, dialoga, scopre nel gruppo una motivazione aggiuntiva, e una difficoltà aggiuntiva. L'allievo è accompagnato ma non sostituito. Subito capisce che lo strumento è una voce sua, solo sua, una protesi benefica che amplifica e magnifica ogni sforzo, gratificando, facendo incontrare il mondo; e insieme, un oggetto diverso da lui e dal suo corpo, un oggetto protettivo, alleato, un'altra coperta di Linus. Un complice: se io sbaglio un accordo, è lo strumento che sbaglia… Uno prende la marimba con le ruote, e se la porta in un angolo, come per farsi proteggere. Un altro — è capitato — tira le bacchette, furioso: dapprima pensiamo che siano crisi legate al suo autismo, poi capiamo che vuole dirci: "basta canzonette, so fare di più!". Insomma: se io sono prigioniero del silenzio, se ogni comunicazione mi ferisce o mi ubriaca, ecco che lo strumento musicale mi libera da ogni compromesso con il mondo doloroso della parola». È sera, in via Bartolini 48 è l'ora delle prove. Nella stanza traboccante di suoni, Sandro abbraccia il suo contrabbasso, Beppe il suo violino; e Carla vola, sulle ali della sua arpa.
di Luigi Offeddu
Categorie: [Eventi]
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
30 gennaio, 2006
SUONI in mostra
Non sempre è facile delimitare con precisione quando una notizia rientra o meno nell' indefinito mondo della musicoterapia. Visto che questo blog sulla musicoterapia lo scrivo io mi permetto di assumermi la responsabilità di tale "scelta" e di consigliare a tutti coloro che fanno musicoterapia di andare a visitare questa bellissima mostra organizzata da Muba. La mostra prende avvio dalla complessità dell'ambiente sonoro nel quale siamo immersi sin da prima della nascita e ne privilegia l'aspetto percettivo ed emozionale. Riprende quindi l'impostazione e il metodo pedagogico già sperimentati da Muba nelle sue precedenti mostre. Nel percorso di gioco i bambini sono portati ad esplorare quanti infiniti suoni compongono il paesaggio sonoro che li circonda, a riconoscerli, a divenire consapevoli delle emozioni che suscitano.
Il percorso del gioco passa idealmente dai suoni del corpo, a quelli della natura, a quelli della cultura. SUONI è alla Triennale di Milano dal 10 gennaio al 26 marzo 2006, a Città della Scienza a Napoli da aprile a giugno 2006 e in seguito a Explora, il Museo dei Bambini di Roma. Cliccando sul titolo del post si arriva al sito del Muba e si trovano altre foto e le info su prezzi ed orari.Categorie: [Eventi]
Tags: [eventi][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
28 gennaio, 2006
Effetto Mozart e Alfred Tomatis
Questa sera a TERRA! su Canale 5 alle ore 23,50 in uno dei tanti speciali su Mozart che in questi giorni la televisione ci sta proponendo, andrà in onda un servizio che tra le altre cose affronterà un argomento che ha a che fare con la musicoterapia. Si parlerà di Effetto Mozart e di Alfred Tomatis. Alfred A. Tomatis nacque prematuro di sei mesi il 1 Gennaio 1920 a Nizza (Francia) da genitori italiani. La sua levatrice pensando fosse morto l’aveva preso per un orecchio e gettato nel cestino dei rifiuti. Fortunatamente alla scena assiste la nonna paterna che lo raccoglie e lo rianima. Ci ha lasciato a Carcassonne il giorno di Natale del 2001. Era figlio di un famoso cantane d’opera Humbert Tomatis, un basso lirico all’Opera di Parigi permettendogli fin da piccolo di familiarizzare con il mondo della musica e dell’opera. Questa doppia formazione, prima quella derivata dall’ambiente famigliare e poi quella derivata dagli studi medici, giocò un ruolo considerevole nell’orientamento professionale di Alfred Tomatis che molto velocemente svilupò una passione per la relazione tra orecchio e la voce.
All’età di undici anni si trasferì a Parigi con la famiglia e lì studiò e si laureò in Otorinolaringoiatria. Dopo la seconda guerra mondiale iniziò a studiare gli effetti dell’inquinamento acustico nelle fabbriche. Quello che trovò fu assolutamente rivoluzionario. Alcuni pensano che con quei risultati avrebbe potuto vincere il Nobel. Come riconoscimento delle sue scoperte nel 1951 è stato nominato Cavaliere Della Salute Pubblica di Francia. Anni dopo (1958) fu insignito della medaglia d’oro per la Ricerca Scientifica a Bruxelles.Tomatis ha scritto molto: 14 libri e numerosi articoli. Sfortunatamente non tutti tradotti in italiano. Negli anni Tomatis ha avuto in cura molte persone famose. Molti di loro desiderano mantenere l’anonimato ma alcuni l’hanno dichiarato pubblicamente. Tra questi Maria Callas, Romy Schneider e Gerard Depardieu baritono inglese Ben Luxon e dalla rockstar Sting.

Le tre leggi di Tomatis
Studiando gli operai che sono costantemente esposti al rumore, Il prof. Tomatis condusse le sue ricerche dapprima nel laboratorio di audiologia dell'Aeronautica Francese e successivamente nel suo centro di audiologia medica. Analizzando un campione di soggetti che svolgevano le proprie attività lavorative in ambienti particolarmente rumorosi (banco di prova per motori a reazione, banco di prova per motori a scoppio, ribattitura di lamiere in cantieri navali, martello pneumatico, ecc.), osservò che le frequenze dei suoni che l’orecchio non riusciva a percepire, erano le stesse che la voce non riusciva a emettere.
Tomatis ha scoperto che quando il nostro orecchio non è in grado di percepire certe frequenze nemmeno la nostra voce le conterrà : la voce esprime solo ciò che l'orecchio può sentire. Questa è quella che oggi chiamiamo la Prima Legge di Tomatis. Le implicazioni di questa semplice legge sono di larga portata come vedremo di seguito.
Tomatis amava sperimentare: Una volta tappò le orecchie di un famoso cantante lasciando filtrare solo alcune frequenze. Quasi immediatamente la voce del cantante peggiorò: le frequenze bloccate erano sparite dalla sua voce.
Basandosi su questa osservazione Tomatis formulò la sua Seconda Legge: se modifichiamo l’ascolto, la voce cambia immediatamente e inconsciamente. Se l'ascolto si modifica, immediatamente e inconsciamente si modifica anche la voce.

Un’altra interessante osservazione che egli fece fu che certi cantanti lirici sviluppavano una sordità professionale e conseguentemente perdevano la voce. Essi danneggiavano le loro orecchie perché cantavano troppo forte. Più specificatamente, essi sviluppavano una sordità per le frequenze nel range canoro, intorno ai 2,000 Hz. Come predetto dalla Prima Legge di Tomatis la loro voce non aveva poi le frequenze attorno ai 2.000 Hz. Il padre di Alfred, lui stesso un famoso cantante d’opera, spinse il figlio a trovare delle tecniche che potessero aiutare i suoi amici. Tomatis figlio pensò a lungo quale potesse essere il motivo per cui i cantanti lirici sviluppavano questa sordità professionale ed arrivò alla conclusione che l’esposizione costante a forti rumori rendeva i muscoli dell’orecchio medio flaccidi cosicché il suono ad alto volume non poteva entrare nell’orecchio interno. Che meraviglioso meccanismo di difesa! Se le cose stavano così, si può recuperare l’udito di qualcuno (e conseguentemente la sua voce) ripristinando questi muscoli (Terza Legge di Tomatis). Tutti sappiamo come rinforzare i muscoli: usandoli. Ma come si fa a stimolare i due muscoli più piccoli di tutto il corpo?
Dopo molte prove, Tomatis scoperse che questi due muscoli possono essere tonificati se ascoltano una musica che viene accesa e spenta continuamente. Questi muscoli, sollecitati in allungamento e in accorciamento, in questo modo si rinforzano. Il suo primo prototipo fu una vecchia macchina da cucire che accendeva e spegneva i suoni. Successivamente scoperse che i progressi erano più veloci se invece che spegnere e accendere la musica la si faceva passare alternativamente su due canali: uno in cui sono amplificate le basse frequenze e l’altro dove sono amplificate quelle alte. Era il prototipo dell'attuale Orecchio Elettronico.Categorie: [Eventi] [Metodi e Tecniche]
Tags: [eventi] [orecchio elettronico][tomatis][effetto mozart][musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
26 gennaio, 2006
Lira
Anche se per i non addetti ai lavori il titolo del post potrebbe far pensare ad un messaggio di carattere economico-monetario, con questo post torno ad occuparmi dello strumentario di chi fa musicoterapia.Strumento della famiglia dei cordofoni, la lira è l’antenata dell’arpa.
E’ stata molto popolare nelle culture celtiche della Scandinavia, Irlanda, Francia e Lituania. Molto più piccola e maneggevole dell'arpa, ha un suono molto delicato e una vibrazione percepibile distintamente dal corpo di chi la suona. Non permette un accompagnamento armonico come la chitarra ma in un contesto musicoterapico è particolarmente utile. Grazie alle sue dimensioni ridotte è facilmente trasportabile ma il suo pregio maggiore è che si può usare anche con quegli utenti che sono seduti in una sedia rotelle senza temere i vincoli dettati dai braccioli della stessa.
Si può impugnare e tenere in vari modi: orizzontalmente appoggiata alle ginocchia oppure verticalmente, sorreggendola con la sinistra e suonandola con la destra. C'è chi la suona abbracciandola e tenedola molto vicina come se fosse un bambino. Pesa poco e non presenta spigoli anche se va prestata un pò di attenzione alla sezione dove ci sono i piroli che ne permettono l'accordatura. Il modello che possiedo è fatta con legno d'acero ed ha una forma che ricorda una conchiglia aperta. Molti utenti dicono che sembra un piede, altri un orecchio. Ha sette corde ed è accordata su una scala pentatonica. Viene fabbricata in Svezia dalla ditta AurisCategorie: [Strumentario]
Tags: [lira] [strumenti] [strumenti musicali] [strumentario] [strumentario musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
24 gennaio, 2006
Canzone Soliloquio
Quando si fa musicoterapica con utenti molto gravi, quelle persone con cui la medicina non sa più che fare, quelle persone che la psicoterapia non considera nemmeno tra la lista dei “possibili” clienti, quelle persone che la ricerca ignora perché è economicamente svantaggioso e tecnicamente impossibile, quando si lavora con queste persone, anche il musicoterapeuta deve ridimensionare i propri obiettivi e sperimenta i propri limiti. Meno male che ancora ci è concesso questo privilegio. Immagino che questo tipo di esperienze sia una delle situazioni che capitano spesso a chi fa musicoterapia di mestiere visto che Kenneth Bruscia cita addirittura una tecnica, la Canzone Soliloquio che compare come costante tra le strategie adottate dai musicoterapeuti che lavorano con queste persone, persone per le quali anche la “diversa abilità” fa fatica a farsi riconoscere. Ho usato volutamente il verbo "immagino" all'inizio della frase precedente perchè tra colleghi non capita quasi mai di ammettere le difficoltà nel proprio lavoro. C'è una sorta di timore ad ammettere che a volte non si sa che fare...
La composizione e la composizione facilitata permettono, a chi non può, non vuole o non deve "parlare", di trovare altri contesti possibili per comunicare quello che c’è dentro. La canzone diventa un contenitore che ammortizza e rende condivisibile socialmente il contenuto comunicato, sia per l’emittente che per il ricevente. Di seguito una delle mie Canzoni Soliloquio. La musa ispiratrice è una piccola donna di 12 anni che per questo blog chiamerò Speranza. Speranza ha una tetraparesi spastica. Fatica a respirare, a mangiare, a dormire. Non parla e non ti guarda mai negli occhi. Non fa mai un gesto volontario. Sembra che niente e nessuno catturi il suo interesse.
NON LO SAPRO'
A volte lo sai
Mi convinco che se
Se sapessi cosa pensi
Potrei aiutarti di più
Mi perdo ad inseguire
Mille e più fantasie
Che alla fine...
Alla fine ti vedono qui
A cantare con me
Ma sì….
Te lo dico così
Sempre usando due corde
La chitarra e la voce
Lo so...
lo so bene
Che non lo saprò
E ugualmente a cantare
E a suonare per te
continuerò...
Powered by Castpost
Categorie: [Songwriting]
Tags: [songwriting] [composizione canzoni] [composizione facilitata] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
La composizione e la composizione facilitata permettono, a chi non può, non vuole o non deve "parlare", di trovare altri contesti possibili per comunicare quello che c’è dentro. La canzone diventa un contenitore che ammortizza e rende condivisibile socialmente il contenuto comunicato, sia per l’emittente che per il ricevente. Di seguito una delle mie Canzoni Soliloquio. La musa ispiratrice è una piccola donna di 12 anni che per questo blog chiamerò Speranza. Speranza ha una tetraparesi spastica. Fatica a respirare, a mangiare, a dormire. Non parla e non ti guarda mai negli occhi. Non fa mai un gesto volontario. Sembra che niente e nessuno catturi il suo interesse.
NON LO SAPRO'
A volte lo sai
Mi convinco che se
Se sapessi cosa pensi
Potrei aiutarti di più
Mi perdo ad inseguire
Mille e più fantasie
Che alla fine...
Alla fine ti vedono qui
A cantare con me
Ma sì….
Te lo dico così
Sempre usando due corde
La chitarra e la voce
Lo so...
lo so bene
Che non lo saprò
E ugualmente a cantare
E a suonare per te
continuerò...
Powered by Castpost
Categorie: [Songwriting]
Tags: [songwriting] [composizione canzoni] [composizione facilitata] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
22 gennaio, 2006
Canzoni su una nota sola
Quando faccio (come oggi ) i laboratori sul songwriting in musicoterapia, fino a quando si lavora sul testo, sulla rima, sulla metrica, sugli accenti, sul ritmo, tutto sommato la maggior parte delle persone si applica senza protestare verbalmente sulla difficoltà del compito. Quando inizio ad affrontare il "capitolo musica", invitando le persone ad inventare una melodia per le parole che abbiamo scritto, tutto sembra improvvisamente difficile. Si scatena un ammutinamento di massa. Volano le proteste e gli slogan. Si assiste ad una amnesia collettiva: ci si dimentica che non sta scritto da nessuna parte che per forza la nostra linea vocale deve avere intervalli ascendenti e discendenti vertiginosi e continui. Vale come sempre la regola che possiamo tranquillamente iniziare con le cose semplici e diventare "abili" piano piano in questo mestiere. Se questo è vero qual'è il livello 1 della progressione del provetto compositore e facilitatore di canzoni in musicoterapia? Facile: musicare il nostro testo usando soltanto una nota! Uno a questo punto si aspetta che il gruppo, sollevato dall'ansia della performance, tirando un sospiro di sollievo dica: "Grazie". Invece no! I timorosi e inibiti partecipanti tornano improvvisamente gagliardi e iniziano: "Ma così è banale, non c'è gusto, è troppo facile, che palle, sempre uguale, dopo un pò non ne puoi più ecc. ecc".
Che razza gli allievi...eppure insegnare questo mestiere mi piace :-)
Categorie: [Songwriting] [Tips]
Categorie: [Songwriting]
Tags: [songwriting] [composizione canzoni] [composizione facilitata] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Che razza gli allievi...eppure insegnare questo mestiere mi piace :-)
Categorie: [Songwriting] [Tips]
Categorie: [Songwriting]
Tags: [songwriting] [composizione canzoni] [composizione facilitata] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
20 gennaio, 2006
Ma funziona?
la Musicoterapia funzionare??? ...ma certo che no :-)
Questa è la domanda con tante risposte quante sono le persone che te la pongono, gli anni che hai, il contesto in cui sei, il percorso formativo e gli incontri con i Maestri che il destino ti ha concesso. E’ la domanda che ogni professionista si è fatto e si fa da sè mille volte. Ho conosciuto e conosco molti colleghi che in ogni contesto ostentano una fiducia totale nella Musicoterapia come disciplina e nella loro competenza ed abilità professionale. Io preferisco sintonizzarmi con libertà alla situazione. Se a farmi la domanda è mia moglie rispondo: ”Non preoccuparti. Anche questo mese mi hanno pagato!” Se la stessa domanda me la pone la mamma di un bambino con Sindrome di Down, invece che fornire una risposta formulo una nuova domanda del tipo: ”Ma lei signora cosa si aspetta dalla musicoterapia?” Quando me lo chiede uno psicologo gli dico: ”Con le tue competenze potremmo fare un’ipotesi, scegliere delle variabili, un campione, un disegno di ricerca e mettere in piedi un esperimento!”. Se invece a chiedermelo sono gli allievi di una scuola di musicoterapia, durante la prima lezione, con un sospiro rispondo (parafrasando il detto di un Maestro di Composizione del Conservatorio di Verona): “Certo che no!...Chi vi ha detto che funziona?...Cari ragazzi, la vera musicoterapia, quella che funziona, l’hanno già fatta tutta i grandi nomi... quella che non funziona l’ho fatta tutta io... a questo punto potete tranquillamente risparmiare i vostri soldi!”
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Questa è la domanda con tante risposte quante sono le persone che te la pongono, gli anni che hai, il contesto in cui sei, il percorso formativo e gli incontri con i Maestri che il destino ti ha concesso. E’ la domanda che ogni professionista si è fatto e si fa da sè mille volte. Ho conosciuto e conosco molti colleghi che in ogni contesto ostentano una fiducia totale nella Musicoterapia come disciplina e nella loro competenza ed abilità professionale. Io preferisco sintonizzarmi con libertà alla situazione. Se a farmi la domanda è mia moglie rispondo: ”Non preoccuparti. Anche questo mese mi hanno pagato!” Se la stessa domanda me la pone la mamma di un bambino con Sindrome di Down, invece che fornire una risposta formulo una nuova domanda del tipo: ”Ma lei signora cosa si aspetta dalla musicoterapia?” Quando me lo chiede uno psicologo gli dico: ”Con le tue competenze potremmo fare un’ipotesi, scegliere delle variabili, un campione, un disegno di ricerca e mettere in piedi un esperimento!”. Se invece a chiedermelo sono gli allievi di una scuola di musicoterapia, durante la prima lezione, con un sospiro rispondo (parafrasando il detto di un Maestro di Composizione del Conservatorio di Verona): “Certo che no!...Chi vi ha detto che funziona?...Cari ragazzi, la vera musicoterapia, quella che funziona, l’hanno già fatta tutta i grandi nomi... quella che non funziona l’ho fatta tutta io... a questo punto potete tranquillamente risparmiare i vostri soldi!”
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
18 gennaio, 2006
Musicoterapista o musicoterapeuta?
Questa è la stessa domanda (Musico...che?) tranne che a farla non è un addetto comunale ma un addetto ai lavori, uno studente di musicoterapia...insomma qualcuno che sa già qualche cosa e non parte da zero. Si perché quando pensi di sapere qualche cosa sulla musicoterapia cominciano a venirti i dubbi su chi sei tu. Quella delle differenze tra musicoterapista e musicoterapeuta è una querelle squisitamente italiana. Nella lingua tedesca non c’è distinzione tra terapeuta e terapista si dice semplicemente therapeut. Lo stesso nei paesi di lingua inglese: esiste un termine unico therapist. Da noi invece si differenzia. Che si differenzi e si scelga tra i termini è naturale e lecito. La discussione non è quindi se è più corretto l’uno o l’altro ma perché un professionista, una associazione, una scuola decide di denominarsi o denominare i propri iscritti in un modo piuttosto che in un altro. Oggi in Italia la maggior parte delle associazioni di professionisti usa questa giustificazione: il musicoterapista è l’esecutore, il tecnico, colui che lavora “nel presente” e che attua il programma deciso dal musicoterapeuta. Il musicoterapeuta è la figura con maggior responsabilità e formazione. E’ lui che fa la diagnosi, decide la terapia e a conclusione del trattamento valuta il raggiungimento degli obiettivi prefissati. E’ il terapeuta che può scavare nel passato e rimuovere blocchi, interpretare, restituire, guarire. Nel ruolo del “primario” di musicoterapia può trovarsi solo un laureato in medicina e/o psicologia meglio se con una specializzazione clinica (psichiatra, neuropsichiatra) e/o una specializzazione in psicoterapia. Le professioni appena elencate sono tutte regolamentate da degli Ordini Professionali (Ordine dei Medici, Ordine degli Psicologi, Ordine degli Psicoterapeuti). Se questo è vero, facendo un ragionamento strettamente logico, oggi in Italia nessuno può essere musicoterapista perchè questo termine ha un senso solo in relazione alla figura del musicoterapeuta ma, ironia della sorte, nessuno può essere musicoterapeuta perchè le figure cliniche iscritte ad un ordine (medici, psicologi, psicoterapeuti) non possono fregiarsi di un titolo che non sia riconosciuto dallo Stato, pena un richiamo dell’Ordine stesso e l’invito a provvedere all’eliminazione della qualifica non regolamentata da biglietti da visita, carta intestata, targhe, timbri ecc. Non ci resta che cambiare nome... qualcosa del tipo musicopata o musichiatra. Personalmente penso che una disciplina così ricca come la musicoterapia non possa accontentarsi di un solo nome per definire il proprio professionista. Mi piace l’idea che ci siano più modi per chiamare lo stesso operatore: musicoterapista, musicoterapeuta, musicopata, musichiatra (gli ultimi due gli ho inventati io ). Ognuno sceglie quello che gli piace di più e poi da una giustificazione del perché. A me non dispiacerebbe poi tanto la definizione musicoterapista se non fosse che il suffisso finale “pista” mi suona (proprio nel senso acustico del termine) molto acuto, appuntito, spigoloso. Musicalmente parlando sceglierei musicopata ma il suffisso finale “copata” mi ricorda l’espressione in dialetto veneto: “Copala” che significa “Ammazzala” e ogni volta mi viene da ridere. Musichiatra è troppo da dottore e quindi mi resta musicoterapeuta che è davvero un nome molto musicale, pieno di vocali tonde e morbide, accoglienti e calde.
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
17 gennaio, 2006
Musico...che?
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Musico... che? Fu esattamente questa l’esclamazione interrogativa che mi venne rivolta dall’impiegato dietro il bancone professione dell’Ufficio Anagrafe di Villafranca di Verona, nel settembre del 1996, quando dichiarai la mia professione. La stessa scena si era ripetuta tre anni prima al Comune di Castel d’Azzano. A rigor di logica prima di parlare di Riconoscimento per chi fa musicoterapia, bisognerebbe che qualcuno si preoccupasse di far conoscere questo mestiere. Una delle finalità di questo blog di musicoterapia vorrebbe essere proprio quella di far arrivare qualche cenno su questa professione anche a chi non bazzica cliniche e centri terapeutici tutti i giorni.
Ho il terrore di quando andrò a rinnovare la Carta d’Identita nel 2007. Chissà se per quella data sarà tutto più semplice!
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Musico... che? Fu esattamente questa l’esclamazione interrogativa che mi venne rivolta dall’impiegato dietro il bancone professione dell’Ufficio Anagrafe di Villafranca di Verona, nel settembre del 1996, quando dichiarai la mia professione. La stessa scena si era ripetuta tre anni prima al Comune di Castel d’Azzano. A rigor di logica prima di parlare di Riconoscimento per chi fa musicoterapia, bisognerebbe che qualcuno si preoccupasse di far conoscere questo mestiere. Una delle finalità di questo blog di musicoterapia vorrebbe essere proprio quella di far arrivare qualche cenno su questa professione anche a chi non bazzica cliniche e centri terapeutici tutti i giorni.Ho il terrore di quando andrò a rinnovare la Carta d’Identita nel 2007. Chissà se per quella data sarà tutto più semplice!
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
15 gennaio, 2006
Ma si vive facendo questo mestiere?
Questa è l’ultima domanda che si fa ma la prima che si pensa. Sta dietro a tutte le altre domande sulla musicoterapia ed essendo spesso sottintesa va ad insinuarsi indirettamente nel naturale senso di appagamento che ci si aspetta da tutte le risposte agli altri quesiti. Per un giovane in cerca di lavoro o un meno giovane che vuole cambiare la professione che fa, è vitale sapere se ha un senso investire tempo e denaro in un percorso formativo musicoterapico. Quali sbocchi offre la musicoterapia?
Che sicurezze e garanzie ci sono?
Si vive facendo questo mestiere?
Quando mi viene rivolta questa domanda, rispondo sempre con un rasserenante si. Subito dopo specifico che non si diventa ricchi ed è decisamente meglio se hai una moglie (o un marito) che ti mantiene. Invito poi i giovani a portare avanti una formazione parallela in ambito universitario. Per chi sta cercando nuovi sbocchi lavorativi e vuole mollare l’occupazione attuale, non mi stanco di ripetere che è meglio prendersi un anno di aspettativa e mettersi alla prova prima di decidere. In ogni caso è un dato di fatto che la maggior parte dei diplomati in musicoterapia appena trova qualcosa di “meglio” non ha remore e cambia mestiere. Fare musicoterapia richiede la capacità di sostenere la precarietà di un posto incerto, mai uguale, poco riconosciuto. Chi cerca o sogna il posto fisso e routinario non resiste. Un altro dato interessante che può aiutare a chiarire la situazione è che spesso chi decide di studiare musicoterapia non lo fa perché pensa di fare questo mestiere da grande. Molti hanno già una competenza, un diploma, un lavoro “riconosciuto” che gli garantisce il posto fisso. La formazione diventa quindi un modo per implementare il proprio sapere e per continuare a fare il proprio lavoro.
Categorie: [FAQ] [Riflessioni]
Tags: [FAQ sulla musicoterapia] [musicoterapia] [musicaterapia] [musico terapia] [musica terapia] [musicoterap.blogspot.com] [Paolo Caneva] [blog musicoterapia]
Iscriviti a:
Post (Atom)