20 gennaio, 2006

Ma funziona?

la Musicoterapia funzionare??? ...ma certo che no :-)
Questa è la domanda con tante risposte quante sono le persone che te la pongono, gli anni che hai, il contesto in cui sei, il percorso formativo e gli incontri con i Maestri che il destino ti ha concesso. E’ la domanda che ogni professionista si è fatto e si fa da sè mille volte. Ho conosciuto e conosco molti colleghi che in ogni contesto ostentano una fiducia totale nella Musicoterapia come disciplina e nella loro competenza ed abilità professionale. Io preferisco sintonizzarmi con libertà alla situazione. Se a farmi la domanda è mia moglie rispondo: ”Non preoccuparti. Anche questo mese mi hanno pagato!” Se la stessa domanda me la pone la mamma di un bambino con Sindrome di Down, invece che fornire una risposta formulo una nuova domanda del tipo: ”Ma lei signora cosa si aspetta dalla musicoterapia?” Quando me lo chiede uno psicologo gli dico: ”Con le tue competenze potremmo fare un’ipotesi, scegliere delle variabili, un campione, un disegno di ricerca e mettere in piedi un esperimento!”. Se invece a chiedermelo sono gli allievi di una scuola di musicoterapia, durante la prima lezione, con un sospiro rispondo (parafrasando il detto di un Maestro di Composizione del Conservatorio di Verona): “Certo che no!...Chi vi ha detto che funziona?...Cari ragazzi, la vera musicoterapia, quella che funziona, l’hanno già fatta tutta i grandi nomi... quella che non funziona l’ho fatta tutta io... a questo punto potete tranquillamente risparmiare i vostri soldi!”

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2 commenti:

Silvia ha detto...

”Ma lei signora cosa si aspetta dalla musicoterapia?”
Bella domanda.Non lo so che cosa avrei potuto rispondere io 12 anni fa. Sta di fatto che poi, sperimentando, la musica e' stata ( ed e') una nostra grande compagna durante la fase di assistenza. E' stata, prima di tutto, compagnia, poi allenamento celebrale, successivamente, nonostante il corretto uso della parola andava via via perdendosi per strada, fonte di piccoli dialoghi, fino ad arrivare ad essere l'unico mezzo per poter comunicare con lei.Certo le mie parole non sono molto tecniche, non sono assolutamente un musicoterapeuta (o -terapista? o...:-) e a dire la verita' forse in questo spazio (cosi' come nell'altro blog) faccio un pochettino la parte dell'intrusa ( e me ne scuso) portando solo la mia testimonianza... Stavo leggendo anche il tuo post in relazione alle cure palliative... anche una semplice canzone e' in grado di trasportare chiunque, sollevando gli animi, "dal ponte amaro del presente dietro a qualche nostalgia" come dice un cantautore che stimo molto. Anche quando le immagini non arrivano piu' agli occhi di coloro che, piano piano, si stanno spengendo arriva loro la musica e con essa la nostra voce che credo siano sempre in grado di riconoscere... e anche la voce ha un bel suono....
Ok, scusatemi ancora, mi ritiro nel silenzio, ma continuero' a leggervi.
Buon proseguimento
Silvia

Paolo Alberto Caneva ha detto...

Grazie per le tue intrusioni :-)
paolo